Sereni, Vittorio (Luino, 1913 luglio 27 - Milano, 1983 febbraio 10)

Vittorio Sereni nasce a Luino, sulla sponda lombarda del lago Maggiore, il 27 luglio del 1913, unico figlio di Enrico e Maria Michelina Colombi. Il padre, funzionario di dogana, era stato tra i fondatori del fascio di combattimento di Luino, da cui si distaccò dopo il delitto Matteotti; la madre apparteneva a un'antica e piuttosto prestigiosa famiglia locale. Vittorio passa i primi dieci anni della sua vita a Luino, fino al termine delle scuole elementari; ricorderà sempre questo periodo, durante il quale matura un profondo attaccamento ai luoghi, che torneranno spessissimo nelle sue poesie, come “nell'insieme felice”. Nel 1924, pur mantenendo stretti legami con Luino, la famiglia Sereni si stabilisce a Brescia, seguendo Enrico che aveva chiesto un trasferimento affinché suo figlio potesse iscriversi al Ginnasio (sarà L'“Arnaldo da Brescia”, dove Vittorio compirà gli studi superiori con risultati eccellenti). Durante l'adolescenza segue e pratica vari sport (calcio, tennis, nuoto), si appassiona di motori e corse automobilistiche, in particolare la Mille miglia (i suoi versi portano tracce anche di questi interessi); trascorre le vacanze estive a Luino. Comincia a scrivere poesie, pare, quando si innamora di una compagna di liceo (sul periodo bresciano cfr. per maggiori informazioni Brescia per Vittorio Sereni. Testi raccolti in occasione del Convegno di studi e della Mostra documentaria 10-28 febbraio 2003, Brescia, Liceo Classico Arnaldo, 2003). Nel 1932 Enrico viene assegnato agli uffici di Milano, probabilmente ancora dietro sua richiesta; di conseguenza i Sereni si trasferiscono nuovamente, insediandosi in un appartamento signorile al numero 42 di via Mario Pagano. Vittorio può così frequentare l'università; il 29 ottobre si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, che abbandonerà l'anno successivo per passare a Lettere e Filosofia. Qui segue le lezioni di estetica tenute da Antonio Banfi ed entra a far parte, stringendo saldissime amicizie, del gruppo di giovani che attorno al maestro si riuniscono; tra di essi spiccano Antonia Pozzi, Enzo Paci, Daria Menicanti, Luciano Anceschi, Giulio Preti; si aggrega spesso anche Alberto Mondadori. Il ritrovarsi, con Banfi, in alcuni noti caffè milanesi, come il Tre Marie e il Savini, assiduamente frequentati da intellettuali, fa sì che Vittorio faccia la conoscenza con artisti, poeti e studiosi come Quasimodo, Ferrata, Solmi, Sinisgalli, Tofanelli e Carlo Bo. Particolarmente importante, sul piano umano oltre che poetico, è l'incontro con Ungaretti (nel 1970 Sereni scriverà, in occasione della sua scomparsa, “Oggi è morto per la seconda volta mio padre”).La vocazione poetica è già sicura; nel 1934 si classifica secondo, con Giosue Bonfanti, al concorso milanese dei Littoriali della cultura, vinto nell'occasione da Sinisgalli, e un anno dopo è settimo nel concorso nazionale. Nel 1936 conosce a Milano Maria Luisa Bonfanti, una studentessa di Felino (Parma) al primo anno di lettere, con la quale si incontra anche in estate, durante un soggiorno a Salsomaggiore; ma la relazione si interrompe temporaneamente. Si dedica alla sua tesi di laurea in estetica, sulla poetica di Gozzano, che discute il 10 novembre; nonostante gli elogi di Banfi, suo relatore, il lavoro non avrà la lode per le riserve espresse dal controrelatore Alfredo Galletti, professore di Letteratura italiano da poco attivo a Milano. Il 13 dicembre, sul “Meridiano di Roma”, Vittorio pubblica per la prima volta una poesia (Terre rosse). Dal febbraio al luglio del 1937 insegna, come supplente di materie letterarie, nei corsi inferiori dell'Istituto tecnico “Schiapparelli” di Milano; in ottobre insegna italiano e storia presso l'istituto magistrale “Carlo Tenca”. Inoltre Banfi gli chiede di ricoprire la carica di assistente volontario della sua cattedra di Estetica, facendogli condurre regolarmente esercitazioni, anche con interventi di altri relatori (come Carlo Bo e Antonia Pozzi) cui partecipano studenti di filosofia di lettere. Si intensifica la pubblicazione di poesie in rivista: in novembre escono sul numero 11 di “Frontespizio” Inverno a Luino e Concerto in giardino, introdotte da Carlo Betocchi; il 19 dicembre sul “Meridiano di Roma” esce Nebbia. Nel marzo 1938 entra come redattore letterario nel periodico, fondato all'inizio dell'anno da Ernesto Treccani “Vita giovanile”, che in seguito all'apporto dei nuovi collaboratori diventerà, a partire dal numero 6 del 15 aprile, “Corrente di vita giovanile”; assieme a Sereni aderiscono al nuovo corso Dino del Bo per la politica, Raffaellino De Grada per l'arte e Alberto Lattuada per il cinema. L'unico suo contributo critico sarà uno scritto su Alfonso Gatto; pubblicherà anche i versi di Temporale a Salsomaggiore e Canzone Lombarda. Dal 15 luglio al 30 ottobre risiede a Fano, e successivamente a Urbino, per un corso universitario di allievo ufficiale di complemento (per accedervi si era iscritto a Filosofia dopo la laurea in lettere); di ritorno a Milano segue la famiglia nella nuova abitazione di via Scarlatti 27. Ancora nel 1938 ottiene una supplenza di italiano e latino al liceo “Manzoni” di Milano, che conserverà sino al giugno dell'anno successivo; continua a pubblicare poesie su “Frontespizio” (a novembre esce Giugno), e si riavvicina a Maria Luisa Bonfanti, che presto diverrà sua moglie. Il 3 dicembre si uccide Antonia Pozzi: a lui toccherà la stesura della nota redazionale per Corrente", uscita alla fine del mese. Nel 1939, dopo aver polemizzato sulle pagine della rivista contro Luigi Russo e Giuseppe Villaroel (soprattutto con quest'ultimo, che sul “Popolo d'Italia” aveva in pratica accusato la poesia ermetica di antifascismo), tentando di salvaguardare una forma di autonomia dell'arte, e dopo aver dato il suo contributo al numero 11 (uscito a giugno) intitolato Testimonianza alla poesia, è costretto a lasciare la redazione di “Corrente” (ma rientrerà nella Fondazione dopo la Guerra, per svolgervi un ruolo attivo fino agli anni '80): il 1 luglio deve infatti spostarsi a Brescia per aggregarsi al 77mo Reggimento di fanteria, con il grado di sottotenente di complemento, e spostarsi poi a Vezza d'Oglio per il campo; di domenica si reca a Parma per fare visita a Maria Luisa. Il congedo, anziché a dicembre come previsto, arriva a marzo dell'anno successivo, e Sereni, vincitore del concorso bandito nel 1939 per italiano, latino e storia, si vede assegnato un incarico all'Istituto Magistrale di Modena, città in cui conosce Francesco e Gaetano Arcangeli; gli incontri con la futura moglie diventano più agevoli. Viene richiamato alle armi il 14 giugno 1940, riesce ad ottenere una licenza matrimoniale, e sposa Maria Luisa il 19 dello stesso mese. È poi destinato a Garessio (Cuneo), in Val d'Inferno, sul fronte francese, dove rimane fino a settembre quando è messo in congedo illimitato in quanto insegnante di ruolo; torna a Modena e abita con la moglie al 43 di piazza Mazzini. Il 20 febbraio 1941 pubblica Frontiera, la sua prima raccolta poetica, per le edizioni di “Corrente”, con una incisione di Renato Birolli; il 24 luglio gli nasce Maria Teresa, la prima figlia (soprannominata Pigot). Durante le vacanze estive passate a Felino, il paese della moglie, vede con assiduità Attilio Bertolucci, che raggiunge nella sua abitazione di Baccanelli. Nel mese di ottobre viene richiamato alle armi (e deve di conseguenza rifiutare un posto offertogli da Alberto Mandadori presso il settimanale “Tempo”), nella Divisione Pistoia, che, passato l'inverno a Bologna, dovrebbe raggiungere l'Africa attraverso i Balcani e la Grecia, ma dopo quattro mesi di stazionamento ad Atene in attesa di essere traghettata, nell'ottobre 1942 rientra in Italia, in attesa di nuova destinazione. Presso Vallecchi esce il volume Poesie, che comprende i testi di _Frontiera _aumentati di qualche altra lirica, con una nota dell'autore. Nel 1943 la Divisione di Sereni è trasferita a Castelvetrano, in Sicilia, da dove, in aereo, dovrebbe recarsi in Tunisia; ma l'aeroporto viene danneggiato da un bombardamento poco prima della partenza. Abbandonato il piano africano dopo la perdita di Tunisi, il reparto rimane a difesa della Sicilia ed è fatto prigioniero dagli Alleati a Paceco (Trapani) il 24 luglio; poco dopo, in agosto, avviene il trasporto in Nord Africa. Sereni e i commilitoni rimangono due anni nei campi di prigionia, tra l'Algeria e il Marocco Francese, e tornano in Italia soltanto alla fine di luglio del 1945. Sereni, con la moglie e la figlia, si stabilisce a Milano, a casa dei genitori, il rapporto con i quali si dimostra piuttosto difficile (anche per le ristrettezze economiche); lavora, con un comando provvisorio, al Provveditorato degli studi, in via Settembrini. Si impiega come redattore letterario in testate quotidiane e periodiche, come “Questi giorni” e “La Giostra della settimana”. Riprende i contatti con gli amici dell'università, e comincia a frequentare Umberto Saba, Nelo Risi, Aldo Borlenghi. Nel maggio-giugno del 1946, periodo di referendum, è redattore della pagina letteraria per “Il Giornale di Mezzogiorno”, testata elettorale di orientamento repubblicano. Dall'ottobre 1946 insegna latino e storia all'Istituto magistrale “Regina Margherita” di Milano; in dicembre vince ex aequo con Bellintani un premio speciale al Libera Stampa di Lugano (in giuria tra gli altri Bo, Contini e Ferrata), per l'inedito Diario d'Algeria. L'anno dopo, presso Vallecchi, uscirà la raccolta omonima. Il 12 giugno del 1947 nasce la secondogenita, Silvia. Accetta di tradurre per far fronte alle esigenze finanziarie, e nel '47 realizza, per Mondadori, le versioni di Leviathan di J. Green, Eupalinos, L'anima e la danza, Dialogo dell'albero di P. Valéry (e, per committenti vari, alcuni lavori minori). Collabora anche piuttosto regolarmente con la casa editrice in veste di lettore e consulente; caldeggerà la pubblicazione di Zanzotto, Cattafi, Bassani, Arpino. Tra 1946 e 1947 fa parte della redazione della “Rassegna letteraria”; nell'ottobre 1947 diventa redattore del quindicinale “La frusta libera”, diretto da Maurizio Vitale. Nel 1948 chiede e ottiene la cattedra di italiano e latino al Liceo classico “Carducci” di Milano; nel 1949 diventa redattore della “Rassegna d'Italia”, diretta da Sergio Solmi; dal 1950 al 1951 collabora al giornale “Milano sera” occupandosi di critica letteraria. Trascorre le vacanze estive con la famiglia e gli amici, in gruppi via via più numerosi (si aggregheranno, tra il '48 e il '50, Bonfanti, Dallapiccola, Solmi, Ferrata, Morpurgo Tagliabue); nel 1951 la comitiva, per la prima volta, passa l'estate a Bocca di Magra, che diventerà un luogo importantissimo per l'immaginario poetico di Sereni. Nel 1952 lascia l'insegnamento ed entra alla Pirelli come impiegato di prima classe, alla direzione dell'ufficio stampa e propaganda (all'inizio del 1958 otterrà la carica di dirigente); oltre a seguire l'attività culturale proposta ai dipendenti, cura anche le sezioni di arte e letteratura della rivista “Pirelli”. Terrà questo lavoro fino al 1958; negli anni stringe una solida amicizia con Giovanni Pirelli. Nel 1953 trasloca due volte, con la moglie e le figlie: a settembre in via Mauro macchi 35, e in seguito in via Benedetto Marcello 67. Tra il 1954 e il 1955 dirige, per le milanesi Edizioni della Meridiana (di Angelo e Aldo Guazzoni e Giuseppe Luraghi, scrittore e industriale, quest'ultimo, già cofondatore della rivista “Pirelli”) i “Quaderni di poesia”, dove usciranno autori come Arpino, Pasolini, Zanzotto, Fortini, Cattafi, Erba, Romano. Nel 1956 nasce la sua terza figlia Giovanna. Per necessità aziendali comincia a viaggiare nelle capitali europee, a ritmi sempre crescenti col passare degli anni (sarà a Parigi, Barcellona, Francoforte, in Olanda). In dicembre vince il premio Libera stampa con un gruppo di poesie nuove intitolate Un lungo sonno; l'anno seguente esce, presso Scheiwiller, Frammenti di una sconfitta, piccola raccolta di testi poetici sull'esperienza di guerra, con un'acquaforte di Franco Gentilini. A questo primo ibrido di scrittura e arte figurativa ne seguiranno molti altri: nel corso degli anni Sereni collaborerà con, tra gli altri, Attilio Steffanoni, Pio Semeghini, Walter Piacesi, Aligi Sassu, Franco Francese, Ruggero Savinio, Enrico Della Torre, Ennio Morlotti (cfr. per informazioni dettagliate il catalogo della mostra Amici pittori. I libri d'arte di Vittorio Sereni, a c. di Dante Isella e Barbara Colli, Città di Luino, 2002). Nel novembre del 1958 passa a lavorare per la direzione editoriale della Mondadori (vi rimarrà fino al 1978, quando andrà in pensione; anche dopo quella data continuerà a dare il suo contributo come consulente. Per il lavoro editoriale di Sereni cfr G. C. Ferretti, Poeta e di poeti funzionario. Il lavoro editoriale di Vittorio Sereni, Milano, Il Saggiatore, 1999). Nel 1959 entra a far parte della giuria del premio Libera stampa, assegnato quell'anno ad Antonio Delfini; nel 1961 Einaudi pubblica una scelta di poesie di W. C. Williams tradotte e prefate da lui e Cristina Campo; nel 1962 fa uscire per Il saggiatore il volume di prose Gli immediati dintorni, comprendente pezzi stesi a partire dal 1938, con una nota introduttiva non firmata ma di Giacomo Debenedetti (la seconda edizione, ampliata e con una introduzione di Franco Brioschi, sarà pubblicata nel 1983). Insieme a Niccolò Gallo, Dante Isella e Geno Pampaloni crea la rivista “Questo e altro”, pubblicata trimestralmente da Lampugnani – Nigri, alla cui realizzazione collaborano anche studiosi e scrittori più giovani come Raboni, Tadini, Bellocchio e Cherchi; la rivista pubblicherà otto numeri e cesserà nel 1964. Il 1965 e il 1966 sono anni importanti per la definizione della fisionomia del suo corpus poetico; nel '65 pubblica da Mondadori la seconda edizione riveduta di Diario d'Algeria nonché, da Einaudi, la sua terza raccolta, Gli strumenti umani, e nel '66, da Scheiwiller, un'edizione rinnovata di Frontiera, con una sua nota esplicativa. Nell'ottobre 1967 si trasferisce con la famiglia in via P. A. Paravia, in un appartamento di sua proprietà; rifiuta l'offerta, fattagli da Alberto Mondadori che si era staccato, con il suo Saggiatore, dalla casa madre, di lavorare stabilmente per lui, e resta presso Arnoldo. Si reca negli Stati Uniti, invitato a tenere lezioni e conferenze, seguendo l'itinerario New York-Chicago-Toronto-Boston-Filadelfia. Nel 1970 pubblica Ventisei (per le Edizioni d'arte della Aldina, in soli settantacinque esemplari), una prosa nata dal viaggio in Sicilia compiuto l'anno precedente, sul filo del ricordo della propria esperienza bellica. Tra 1970 e 1971 scrive il poemetto Un posto di vacanza (idealmente ambientato a Bocca di Magra), che, pubblicato sull'“Almanacco dello specchio” nel 1972, gli vale il Premio dell'Accademia dei Lincei per la poesia. Nel 1974 pubblica, ancora per Einaudi, la seconda edizione degli Strumenti umani, accresciuta di un testo e con un saggio di Pier Vincenzo Mengaldo. In settembre Mondadori pubblica nello “Specchio” un volume di sue traduzioni da Char (già parzialmente edite negli anni '60 da Feltrinelli e Einaudi), che gli fa vincere il Premio Monselice. Continua a viaggiare, visitando l'Egitto, il Messico, la Provenza (per incontrare proprio Char), l'Unione Sovietica; nel 1978 è al centro Beaubourg di Parigi per una lettura di sue poesie. Nello stesso anno, a Bocca di Magra, cura con un gruppo di amici il primo quaderno di “Portus lunae”, _tra fiume e mare _(una raccolta a tema di passi di autori antichi e moderni). Nel 1979 organizza insieme a Claudio Barigozzi, Piero Chiara, Pierangelo Frigerio, Pier Giacomo Pisoni, il pittore Franco Rognoni e altri, il primo numero dell'almanacco “La Rotonda”, che centra la sua attenzione su Luino e le zone circostanti; ne usciranno sei fascicoli, fino al 1983. In primavera licenzia, per i Cento Amici del libro, un'edizione speciale (un in-quarto con litografie di Ruggero Savinio, stampato a Verona da Richard-Gabriel Rummonds e Alessandro Zanella) di Stella variabile, progetto per la sua quarta raccolta poetica, che comprende i materiali scritti dopo Gli strumenti umani_. Porta a termine la traduzione dell'Illusion comique _di Corneille, che sarà messa in scena, con la regia di Walter Pagliaro, al San Polo di Venezia; il testo e gli appunti di regia sono pubblicati in agosto da Guanda. Nel 1980 fa uscire per Il Saggiatore un volumetto di prose intitolato Il sabato tedesco; per il medesimo editore, con cui collabora stabilmente, anche se come esterno, progetta la collana di poeti italiani e stranieri annotati “I Paralleli”, che viene inaugurata dai Motteti montaliani chiosati da Dante Isella. Fa parte della delegazione di intellettuali che visitano la Cina (con lui, tra gli altri, Luzi e Arbasino). Per il Natale del 1980, presso Scheiwiller, allestisce una “Strenna per gli amici di Paolo Franci” con quattordici versioni da Apollinaire, a titolo Eravamo da poco intanto nati; nel 1981 esce da Einaudi la sua raccolta di traduzioni Il musicante di saint-Merry e altri versi tradotti, con testi dell'Orphée Noir, Pound, Char, Williams, Frénaud, Apollinaire, Camus, Bandini e Corneille: il libro vince nello stesso anno il Premio Bagutta, della cui giuria Sereni diviene membro subito dopo. Tiene una lezione sul Petrarca negli atenei della Svizzera francese e tedesca. All'inizio del 1982, ma con la data dell'81, esce da Garzanti l'edizione definitiva di Stella variabile, con alcune differenze dalla sistemazione del '79 (viene espunta una prosa militare che, con altri scritti analoghi per argomento, uscirà postuma nel 1986 in Senza l'onore delle armi, All'Insegna del Pesce d'Oro); nel giugno del 1982 vince il Premio Viareggio per la poesia. In ricordo dell'amico di gioventù Giuliano Carta scrive Graziano, di cui riceve le prime copie alla fine dell'anno (il testo è pubblicato in 500 esemplari dalla libreria Il Catalogo di Salerno); si tratta di un capitolo per un libro di prose a cui sta lavorando, che dovrebbe intitolarsi La traversata di Milano, probabilmente su suggestione di La traversée de Paris, un film di Autant Lara, e che resterà incompiuto (ma cfr. la nota al testo di Giulia Raboni in V. Sereni, La tentazione della prosa, a c. di Giulia Raboni, introduzione di Giovanni Raboni, Milano, Mondadori, 1998). Colpito da un aneurisma, muore il 10 febbraio 1983.

Funzioni e occupazioni

  • poeta
  • dirigente d'azienda
  • dirigente editoriale

Complessi archivistici

Compilatori

  • Federico Francucci