Leopardi, Monaldo (Recanati (MC), 1776 agosto 16 - Recanati (MC), 1847 aprile 30)

Nasce a Recanati dal conte Giacomo e da Virginia dei marchesi Mosca. Perso ad appena cinque anni il padre, il giovane viene educato dal gesuita J. Torres all'austero rispetto dei valori tradizionali. La sua formazione però è essenzialmente autodidatta, nutrita attraverso i libri della ricca biblioteca privata che, nel frattempo, viene costituendo. Si unisce in matrimonio ad Adelaide Antici (1778-1857), donna di forte personalità. Nel 1799 è nominato per breve tempo governatore di Recanati da un gruppo di controrivoluzionari alla guida della resistenza antifrancese. Al ritorno dei Francesi evita la condanna a morte solo per intercessione del cognato, il marchese Carlo Antici. Nel giugno 1798 nasce il promogenito Giacomo. Seguono Carlo (1799), Paolina (1800), Luigi, morto dopo soli nove giorni di vita (1803), un altro Luigi (1804) e Pierfrancesco (1813). Con la Restaurazione ricopre, per soli quattro mesi, il ruolo di consultore della Congregazione di governo della provincia di Macerata e, in seguito, di podestà di Recanati, in due diversi periodi (1816-1819 e 1823-1826). Nel 1831, in seguito ai moti scoppiati nell'Italia centrale, con la speranza che un suo moderato coinvolgimento possa evitare guai maggiori al sistema politico per cui si è sempre battuto, entra nel Comitato provvisorio governativo nato a Recanati dopo l'insurrezione, ma una volta sconfitti i liberali, prende decisamente posizione a favore del potere legittimo con la pubblicazione dei Dialoghetti sopra le materie correnti nell'anno 1831, un breve opuscolo uscito anonimo e senza indicazioni editoriali. Il pamphlet ha un successo clamoroso, tanto da essere ristampato più volte in poco tempo. Negli anni immediatamente successivi, dato il successo dei Dialoghetti, dà alle stampe una serie di opuscoli sulla stessa falsariga, molto semplici e chiari nei concetti ma vigorosi e coraggiosi nelle conclusioni. Divulga inoltre la sua polemica ultraconservatrice dalle colonne de “La voce della ragione”, quindicinale di cui è fondatore, direttore e quasi unico redattore. Il Leopardi sarà sempre risoluto e coerente nel far sentire alta la propria voce, spinto dalla convinzione di avere critiche importanti da esprimere, anche a rischio dell'emarginazione all'interno dello schieramento legittimista. Alla chiusura della Voce pubblica in Svizzera, sulle pagine del quindicinale conservatore “Il cattolico”. Il Leopardi non è solamente un prezioso bibliomane, ma anche scrittore prolifico e versatile di politica, storia, economia, filosofia, giurisprudenza, religione, critica, archeologia, medicina, matematica, poesia e teatro, a testimonianza di una non comune vivacità intellettuale e di un inesausto spirito eclettico. Si spegne nel 1847, in tempo per non assistere con sofferenza ai moti europei del 1848. Oltre di numerosi lavori eruditi, Monaldo è autore di circa 20.000 lettere, disperse in varie biblioteche e archivi italiani.
[cfr. DBI, vol. 64 (2005), pp. 654-657]

Funzioni e occupazioni

  • Letterato
  • Studioso ed erudito
  • Bibliofilo

Complessi archivistici

Fonti

  • DBI = Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della enciclopedia italiana, 1960 -
  • Leopardi_M. 2012 = Leopardi, Monaldo, Autobiografia: edizione rivista sull'autografo, Il lavoro editoriale, 2012

Compilatori

  • Inserimento dati: Gabriele Rossini - Data intervento: 27 gennaio 2015